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21-30 agosto 2026, Bosco Chiesanuova (Verona). Al via la 32esima edizione del Film Festival della Lessinia, rassegna cinematografica dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna

In trentadue anni, il Film Festival della Lessinia (Ffdl) ha scelto di dare voce a diverse popolazioni del mondo per raccontare la vita, la storia e le tradizioni sulle montagne, nelle terre rurali, nelle più appartate periferie. Quest’anno la rassegna cinematografica internazionale, in programma a Bosco Chiesanuova (Verona) dal 21 al 30 agosto, e organizzata dall’Associazione Film Festival della Lessinia presieduta da Nadia Massella, sotto la direzione artistica di Alessandro Anderloni (vedi foto in alto), ha in programma un calendario di 107 eventi tra mostre, incontri, presentazioni editoriali, laboratori, concerti, escursioni e momenti di convivialità.

In questa edizione la rassegna compie un atto di opposizione nei confronti dell’inarrestabile omologazione culturale e lo fa rendendo omaggio alla “lingua madre”, intesa come ricerca delle proprie radici culturali e di consapevolezza della propria identità, di confronto con geografie, culture, tradizioni, usanze e storie diverse. La scelta è una naturale prosecuzione delle esplorazioni linguistiche e culturali che hanno attraversato i primi tre decenni della rassegna ed è un’esortazione a riflettere sul processo di omologazione culturale in atto nel nostro tempo. A partire da una considerazione: la montagna e in generale le zone rurali e periferiche costituiscono una riserva di ossigeno linguistico dove con gli idiomi minoritari rispetto alle zone urbane si conservano maggiormente e tengono vive usanze, tradizioni, ritualità e dinamiche sociali. Sono le radici nel passato che aiutano a rinsaldarsi nel presente come lo stesso manifesto del Festival riprende con la rielaborazione di un linguaggio pre-alfabetico: una lingua che precede la lingua.

La rassegna cinematografica vede una “babele” di storie che si completerà nella programmazione cinematografica sul grande schermo con 83 film, di cui 27 in anteprima italiana, provenienti da 43 Paesi e selezionati tra le circa mille opere prese in considerazione. Saranno presentati nel corso di 40 sessioni di proiezione nella sala del Teatro Vittoria mentre una ventina di film della selezione ufficiale saranno disponibili sulla piattaforma MyMovies dal 21 agosto al 6 settembre. 
Oltre ai numerosi registi, arriveranno in Lessinia altri attesi ospiti della rassegna Parole Alte, tra i quali: il meteorologo Luca Mercalli, la cantante Gigliola Cinquetti in dialogo con lo psichiatra Vittorino Andreoli, il cardinale e arcivescovo Jean-Paul Vesco a confrontarsi con il vescovo di Verona Domenico Pompili, gli scrittori Matteo Righetto e Paolo Malaguti, il fumettista Leo Ortolani e l’alchimista dei boschi Ferruccio “Fèro” Valentini

Tra gli anniversari, il Festival ricorderà: i cinquant’anni dal terremoto del Friuli; i cento anni dalla nascita del drammaturgo e attore Dario Fo e di Tina Merlin, scrittrice e partigiana italiana; l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori. E ancora: i trent’anni dal rapimento e l’uccisione di sette monaci trappisti sulle montagne dell’Algeria. Una nuova sezione del Festival dedicherà spazio a progetti multimediali, performance teatrali, narrazioni musicali. Tra questi, la Sala Acustica con l’ascolto collettivo di un album musicale, con dialogo iniziale e finale.

Protagonista sarà poi il pubblico che nello spazio d’incontro davanti al Teatro Vittoria potrà trovare la Libreria della Montagna, a cura di Gianni Bussinelli Editore, aperta tutti i giorni con una selezione di pubblicazioni sui temi del Festival; la Trattoria Sociale con piatti della tradizione enogastronomica della Lessinia, a cura della Cooperativa Sociale Panta Rei, e l’Osteria del Festival, caffè e ristorante con una ricca offerta enogastronomica di prodotti della montagna veronese; il palcoscenico per gli incontri di Parole Alte, l’Aperitivo con il regista e i concerti serali con gruppi della tradizione popolare ed eventi di world ed etno-music. Qui all’aspetto culturale, come bene accessibile e integrato, il Festival intreccia l’attenzione al sociale attraverso iniziative mirate alla promozione dei valori dell’inclusione e del riscatto, dedicate in modo particolare a fasce di popolazione fragili coinvolte in un team di oltre 120 volontari.

L’edizione 2026 del Film Festival della Lessinia darà spazio a cinematografie inconsuete che provengono soprattutto dal continente africano (Nigeria, Kenya, Ciad, Sudafrica) e dall’Oriente (Singapore, Hong Kong, Cambogia). La giuria internazionale sarà composta da: Helene Christanell (Italia), Azza Hourani (Giordania), Vanina Lappa (Italia), Diogo Varela Silva (Portogallo), Matthäus Wörle (Germania). Per la prima volta nella storia della rassegna le registe saranno la maggioranza. 

Tra lungometraggi, cortometraggi e film di animazione saranno 22 i film nella sezione Concorso a competere per la Lessinia d’Oro al miglior film in assoluto, la Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio e per il miglior cortometraggio e il Premio della Giuria. Nella sezione FFDLgreen, dieci film parteciperanno all’assegnazione del premio “Green Planet Movie Award”. Otto opere cinematografiche comporranno invece la sezione Montagne italiane. Il Festival nel Festival FFDL+ avrà in programmazione 29 film di animazione e cortometraggi per bambini e adolescenti: una selezione internazionale sui temi della natura, del rapporto tra il mondo dell’infanzia e quello adulto, degli interrogativi di fronte alle sfide climatiche. La Retrospettiva renderà omaggio alla lingua madre vista dalla prospettiva femminile con quattro film di altrettante registe. Tra gli eventi speciali, il Festival presenterà, in anteprima assoluta, uno spettacolo visivo e musicale con la proiezione di rare immagini della trasmissione L’Italia dei dialetti, per gentile concessione degli archivi Rai, accompagnate dall’esibizione musicale di canzoni nei dialetti italiani. Programma completo su: ffdl.it.

Fonte: servizio stampa Ffdl

Settore primario Veneto: nel 2025 aumentato il valore della produzione agricola. Negativo l’export

La produzione lorda agricola del Veneto nel 2025 vale 8,5 miliardi di euro, registrando un incremento di 590 milioni rispetto all’anno precedente (+7,4%). A certificarlo è il rapporto 2025 sulla congiuntura del comparto agroalimentare pubblicato da Veneto Agricoltura. Decisivi, in questo senso, soprattutto l’aumento dei prezzi (+5,1%) oltre che dei volumi prodotti (+2,2%), con equilibri differenti tra i comparti del settore primario veneto.

Nello specifico, le coltivazioni agricole, caratterizzate da un incremento di valore del 5,2%, hanno giovato più della crescita delle quantità prodotte (+4,1%) che dell’aumento dei prezzi (+1%), grazie soprattutto alla buona resa di alcuni dei fiori all’occhiello dell’agricoltura veneta.

Durante la vendemmia 2025, sono stati raccolti quasi 15 milioni di quintali di uva raccolti, in crescita del 6,8% sul 2024. Tra le colture industriali di punta sul territorio nazionale, soia e tabacco hanno fatto segnare rispettivamente un +4,1% e un +16% sui quantitativi del 2024.

Incisivo anche l’andamento delle colture ortive (+14%, con 875.000 tonnellate prodotte), che insieme alla ripresa del mais, principale coltura cerealicola regionale (+14,3%), hanno controbilanciato l’annata complessa dei cereali autunno-vernini e contribuito ad attenuare la contrazione produttiva registrata dalle colture frutticole (-9,9% in confronto al 2024). Stabile il settore florovivaistico con 1,8 miliardi di unità prodotte. 

Bilancio positivo anche sul versante della zootecnia, con un valore generato in crescita del 12,4%. Al contrario però delle coltivazioni agricole, qui l’incremento delle quotazioni è stato predominante rispetto ai volumi produttivi, che sono sostanzialmente invariati rispetto al 2024.

Entrando nel dettaglio degli allevamenti veneti, il comparto suinicolo è l’unico a registrare un calo del valore della produzione ai prezzi di base, sceso a 264 milioni di euro (-3,7%). Tutti gli altri comparti hanno mostrato significativi rialzi, in particolare i bovini da carne (+19,7%) e gli avicoli (+13,1%). In risalita del 10,4% anche il valore del latte bovino (687 milioni di euro), che include il latte destinato alla trasformazione casearia. 

Pure sul fronte della produzione ittica si registra un aumento del prezzo medio dei pesci venduti nei sei mercati regionali (+12,5%), che così, nonostante il calo produttivo del 7,5%, hanno potuto contare su un fatturato più consistente (54,8 milioni di euro totali, +4,2% sul 2024). Continuano invece le difficoltà per il comparto delle vongole di mare, con le draghe idrauliche dei Co.Ge.Vo veneti rimaste in porto tutto il 2025, ma in ripartenza in questo 2026 grazie a un accordo siglato da Veneto Agricoltura con gli stessi Co.Ge.Vo lo scorso aprile.

Spostando il focus, invece, sul contesto lavorativo e commerciale vissuto dalle aziende agricole nel 2025, emerge un quadro ambivalente: il numero delle imprese agricole registrate alla Camera di Commercio, in linea con l’andamento generale del Veneto, è diminuito del 2,1% (56.553 unità totali), mentre l’occupazione, con 58.000 addetti, è salita del 5,3%.

Negativo, infine, il saldo della bilancia commerciale con l’estero dei prodotti agroalimentari (-423 milioni di euro), a causa di una crescita delle importazioni (10,8 miliardi, +12,5%) più cospicua di quella delle esportazioni (10,5 miliardi, +4,8%).

Ripristinati dalla Regione Veneto i Serrai di Sottoguda nelle Dolomiti Bellunesi

Sono stati inaugurati il 31 luglio scorso i Serrai di Sottoguda - gola naturale scavata dal torrente Pettorina ai piedi della Marmolada, in provincia di Belluno –, completamente ripristinati fino a Malga Ciapela, restituendo al Veneto uno dei suoi luoghi naturalistici più suggestivi dopo i gravissimi danni provocati dalla tempesta Vaia nel 2018. 

Un'opera complessa di ricostruzione, consolidamento e messa in sicurezza che riconsegna a cittadini e turisti uno dei simboli delle Dolomiti Bellunesi, patrimonio di straordinario valore paesaggistico e ambientale. «Per raggiungere questo risultato – ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente, Elisa Venturini– la Regione del Veneto ha investito 13 milioni di euro, risorse che hanno permesso di realizzare un intervento complesso dal punto di vista ingegneristico e ambientale».

«Desidero ringraziare le strutture regionali competenti, Veneto Acque, il Comune di Rocca Pietore, i progettisti, le imprese esecutrici e tutti i lavoratori che hanno contribuito alla realizzazione dell'opera. Un grazie anche a tutte le istituzioni coinvolte nel corso degli anni, compresa la precedente Giunta regionale guidata dal Presidente Luca Zaia, con l'allora Assessore Gianpaolo Bottacin, che ha seguito l'avvio di questo importante progetto».

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Bollettino ANBI Veneto disponibilità risorsa idrica a luglio in Veneto: -70% Adige, -69% Bacchiglione, -68% Po, -42% Brenta. La crisi continua ad agosto

Dati Arpav alla mano, a fronte di precipitazioni inferiori alla media (-9% a luglio e -24% dall'inizio dell'anno idrologico) e di un mese particolarmente caldo (+1,3 °C), la situazione dei fiumi registra criticità diffuse e marcate, con picchi negativi per l'Adige (-70%), il Bacchiglione (-69%), il Po (-68%) e il Brenta (-42%) mentre le falde dell'alta pianura restano su livelli estremamente bassi.

Le proiezioni elaborate del CeSpII Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irriga istituito presso il Consorzio di Bonifica LEB delineano per il mese di agosto una condizione di diffusa siccità climatica su gran parte del territorio veneto, in particolare nelle aree centro-settentrionali.

L'effetto congiunto della scarsità di piogge e dell'elevata evapotraspirazione sta esaurendo rapidamente la riserva idrica del suolo, rendendo necessaria una gestione mirata del terreno e il costante monitoraggio dei canali per sostenere le colture nelle fasi fenologiche più critiche.

«La prolungata sofferenza dei corpi idrici superficiali osservata nel mese di luglio deriva in modo diretto dall'esaurimento della componente nivale e dalle persistenti elevate temperature registrate in quota», dichiara Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto. «In questo scenario complesso, i Consorzi di bonifica hanno assicurato la continuità del servizio irriguo mediante un'azione di gestione dinamica ed equilibrata, applicando riduzioni selettive alle derivazioni laddove necessario. L'adozione di tecnologie avanzate, il monitoraggio costante e il progressivo efficientamento delle reti consentono oggi una gestione razionale della risorsa, ma si conferma indispensabile l'attuazione di investimenti strutturali per rafforzare la resilienza del sistema».

«Il comparto agricolo sta affrontando questa ennesima fase critica con estremo senso di responsabilità», sottolinea Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto. «Le limitazioni concordate con la Regione del Veneto sulla quota di derivazioni, in particolare lungo l'asta del fiume Adige, rappresentano un impegno gravoso per le aziende agricole del territorio, reso tuttavia necessario per salvaguardare la risorsa idrica, tutelare l'equilibrio degli ecosistemi e garantire la priorità degli approvvigionamenti civili. Risulta ora imprescindibile definire una programmazione infrastrutturale di lungo periodo affinché gli impatti dei cambiamenti climatici non continuino a gravare in modo sproporzionato sul settore primario».

Fonte: servizio stampa ANBI VENETO

Cansiglio estate 2026, ad agosto entra nel vivo la rassegna di eventi tra natura e cultura

Con l'arrivo di agosto entra nel vivo Cansiglio Estate 2026, la rassegna organizzata da Veneto Agricoltura in collaborazione con associazioni, guide ambientali escursionistiche ed esperti del territorio, che da maggio a ottobre accompagna visitatori e appassionati alla scoperta dell'Altopiano del Cansiglio attraverso un ricco programma di eventi, visite guidate ed esperienze dedicate alla natura, alla biodiversità, alla storia e alle tradizioni locali.

L'iniziativa nasce con l'obiettivo di valorizzare uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Veneto, offrendo attività pensate per tutte le età e capaci di far conoscere la straordinaria ricchezza ambientale e culturale della Foresta del Cansiglio.

Per tutto il mese il calendario proporrà visite guidate al Giardino Botanico Alpino "G. Lorenzoni", che custodisce oltre mille specie vegetali rappresentative degli habitat del massiccio Col Nudo-Cavallo, e al Museo dell'Uomo in Cansiglio, punto di riferimento per conoscere la storia della presenza umana sull'altopiano, dalla Preistoria fino ai giorni nostri.

Ampio spazio sarà dedicato anche alle esperienze nella Foresta del Cansiglio: escursioni naturalistiche, passeggiate al chiaro di luna, bagni di foresta, laboratori per bambini, incontri con esperti, concerti, attività dedicate alla biodiversità e alla fauna selvatica, oltre a itinerari che permetteranno di approfondire temi come il lupo, i grandi alberi monumentali, le erbe spontanee, i villaggi cimbri, gli effetti della tempesta Vaia, gli scavi archeologici e il mondo della micologia.

Grazie alla collaborazione con le realtà che operano quotidianamente sul territorio, Cansiglio Estate 2026 propone un'offerta ampia e diversificata, capace di coniugare divulgazione scientifica, educazione ambientale e turismo sostenibile, offrendo ai visitatori un modo autentico di vivere e conoscere il Cansiglio. Il programma completo della rassegna, costantemente aggiornato anche in base alle condizioni meteorologiche, è consultabile online all'indirizzo: https://associazionelorenzoni.it/cansiglio-estate/

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Tra visite guidate, escursioni, incontri divulgativi, spettacoli e attività per tutte le età, proseguono gli eventi estivi dell’Orto botanico di Padova

Prosegue fino a settembre “Estate all'Orto”, con un nuovo calendario di iniziative dedicate alla scoperta del patrimonio botanico e naturalistico dell'Orto botanico di Padova.

Mercoledì 12 e 19 agosto
il Giardino della biodiversità apre le proprie serre eccezionalmente in orario serale, offrendo l'opportunità di attraversare i principali biomi del pianeta in un'atmosfera suggestiva e raccolta, alla scoperta degli adattamenti di oltre 1.300 specie vegetali.

Mercoledì 26 agosto l'incontro "Praterie aride e biodiversità: tutela e ripristino degli habitat" approfondisce il valore ecologico dei prati aridi dei Colli Euganei e le strategie messe in campo per la loro conservazione.

Venerdì 28 e sabato 29 agosto l'escursione "Ripristino degli habitat prativi del Monte Cecilia" conduce sul campo per osservare da vicino questi ambienti e gli interventi realizzati per tutelarli.

Sabato 5 settembre
la rassegna estiva si conclude con “L'Orto in gioco”, una giornata di attività, laboratori, spettacoli e visite guidate dedicata a bambine, bambini e adulti, per scoprire il mondo delle piante divertendosi.

Le vendite sono aperte fino a esaurimento dei posti disponibili. Tutte le informazioni e le modalità di partecipazione sono disponibili nelle pagine web dei singoli eventi.

Fonte: Orto botanico di Padova

Nel Delta la portata del Po scende verso i 200 mc/s, Porto Tolle (Rovigo) al collasso, ma iniziano i raccolti

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Con 206 mc/s registrati a Pontelagoscuro (Ferrara), la portata del fiume Po ha registrato lo scorso 5 agosto pomeriggio il livello più basso – per quanto riguarda il tratto alla foce – di quest’estate da incubo. Dopo una parziale ripresa nella notte, il livello è tornato a scendere e punta decisamente sotto la soglia psicologica dei 200 mc/s.
 
Il cuneo salino circonda ora l’unità territoriale di Porto Tolle (Rovigo)costringendo il Consorzio di Bonifica Delta del Po a chiudere tutte le derivazioni irrigue. L’Osservatorio permanente del fiume Po, riunitosi nella mattina del 6 agosto 2026, non ha potuto far altro che prendere atto della situazione, che è ancora più grave rispetto alla settimana scorsa, quando il livello di severità era stato elevato al massimo. Qualche beneficio potrebbe derivare dalle precipitazioni sull’arco alpino, ma con gli invasi idroelettrici scarichi e i prelievi a monte ridotti, le portate attuali sono sostenute solo dalle restituzioni dei sistemi irrigui. Questo non basta a dar respiro al Polesine e al Delta, la cui linea di costa si è virtualmente ritirata di almeno 20 km nell’entroterra dai primi di giorni di luglio.
 
“Dopo la grande siccità del 2022, stiamo di nuovo assistendo al collasso del territorio – afferma il direttore del Consorzio di Bonifica Delta del Po Rodolfo Laurenti –. Porto Tolle (nella foto in alto) e Polesine Camerini sono isole in mezzo a un mare che ormai lambisce Taglio di Po e Porto Viro”. “In una crisi entrata nel vivo già sul finire della primavera, l’agricoltura è sopravvissuta per le misure emergenziali intraprese dal Consorzio di Bonifica – spiega la presidente Virginia Taschini - . Il nostro personale, grazie all’esperienza e alla conoscenza capillare del territorio, ha svolto un lavoro chirurgico nel gestire i livelli di risorsa attraverso bypass, motopompe e turnazioni serrate. Attraverso queste misure anche a Porto Tolle si è portato a compimento il ciclo di maturazione delle piante; in questi giorni gli agricoltori avviano la fase dei raccolti e potranno quantificare le rese e, dunque, la redditività". “Ora l’attenzione è concentrata sulle risaie – conclude la presidente -, con il riso che non è ancora arrivato a maturazione e dovrà pertanto far affidamento sulla pochissima acqua in circolazione nella rete consortile, nella speranza di piogge che però al momento non si vedono”. 

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Veneto, luglio 2026: un mese torrido tra ondate di calore e siccità a macchia di leopardo

Giuseppe Pomarico, geoclimatologo, ha elaborato per Argav i dati del report ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto - Dipartimento per la sicurezza del territorio, unità organizzativa meteorologia e climatologia), inerenti al clima di luglio 2026 in Veneto, eccone di seguito il resoconto.

Il quadro che emerge dal bollettino mensile di ARPAV è netto: il luglio appena trascorso si conferma tra i mesi più caldi mai registrati in regione dall'avvio delle rilevazioni automatiche nel 1991, con una piovosità leggermente inferiore alla norma ma distribuita in modo estremamente disomogeneo sul territorio.

Secondo i dati dell'Unità organizzativa meteorologia e climatologia di ARPAV, luglio 2026 si colloca al quarto posto tra i mesi di luglio più caldi della serie storica, preceduto solo dal 2015, dal 2022 e dal 2024, con uno scarto di +2,1°C rispetto alla media climatica di riferimento 1991-2020. Il bimestre giugno-luglio nel suo complesso risulta il secondo più caldo mai registrato, superato soltanto dal 2022.

Le temperature più elevate si sono concentrate sul Veneto interno, in particolare sulla pianura occidentale, attorno alla Laguna di Venezia e sul delta del Po: Chioggia centro e Verona Santa Caterina hanno condiviso il primato mensile con 27,2°C di media. Le anomalie più marcate, invece, hanno interessato le Prealpi occidentali.

Sul fronte delle precipitazioni, il mese chiude con un deficit regionale del 9% rispetto alla norma, ma la fotografia cambia radicalmente scendendo a scala locale: mentre l'alta pianura e la costa settentrionale — con Nogarolo di Tarzo, Vittorio Veneto e Bibione sotto i 30 mm cumulati — hanno vissuto un mese quasi da deserto, la pianura meridionale ha registrato un surplus fino al 20%, con punte come Villadose, dove sono caduti 123 mm, oltre il doppio della media storica.

Il mese si è aperto nel segno dell'instabilità, con un fronte atlantico che ha posto fine alla lunghissima ondata di calore della seconda metà di giugno. La tregua, tuttavia, è durata poco: dal 7 al 16 luglio una nuova ondata ha investito la regione, caratterizzata da una spiccata "mobilità" territoriale, colpendo a rotazione le Prealpi vicentine, il Veronese e le Dolomiti settentrionali, generalmente per non più di 3-4 giorni consecutivi per singola stazione.

Ancora più rilevante, dal punto di vista dell'impatto sulla popolazione, è stata l'ondata di forte disagio fisico registrata tra l'8 e il 18 luglio, calcolata attraverso l'indice Humidex (che combina temperatura e umidità relativa). Con una durata media di 11 giorni — fino a 13 sulla costa centro-meridionale — e valori che hanno toccato punte superiori ai 47°C a Porto Tolle, l'evento si posiziona al sesto posto tra i più lunghi ed estesi mai registrati in Veneto.

Negli ultimissimi giorni del mese, tra il 29 e il 30 luglio, è scattata una terza e più intensa ondata di calore, tuttora in corso al momento della chiusura del bollettino, che ha portato a
un'autentica raffica di record: 45 nuovi primati decadali per le temperature massime, con punte di 39,2°C a Castelfranco Veneto e Trebaseleghe (nuovo record assoluto per quest'ultima località) e 38,9°C a Cittadella.

Anche sul fronte del disagio notturno il mese si distingue: con una media di 15 notti tropicali (temperatura minima sopra i 20°C) in pianura, luglio 2026 è terzo nella classifica storica, dietro solo a 2024 e 2015. ARPAV sottolinea come, rispetto agli anni '90 — quando se ne contavano in media appena 3 — il fenomeno si sia più che quadruplicato, con Chioggia centro e Venezia Cavanis che hanno vissuto praticamente un mese intero senza sollievo notturno.

Le conseguenze del caldo prolungato si sono fatte sentire anche in quota: sulle Dolomiti il mese si è distinto per l'assenza pressoché totale di apporti nevosi ai ghiacciai — un'anomalia rispetto alla norma, che prevede in genere qualche nevicata anche a luglio — con un'accelerata fusione della neve residua invernale e un aggravamento del degrado del permafrost. Al sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri, lo strato attivo del permafrost ha raggiunto una profondità di oltre 7,4 metri, quasi 3 metri in più rispetto alla media 2011-2015.

Se la pianura meridionale ha beneficiato di precipitazioni superiori alla media, la situazione è opposta per le zone montane e pedemontane, dove l'indice SPEI (che integra precipitazioni ed evapotraspirazione) segnala un'accentuazione delle condizioni di siccità, tra il lieve e il moderato, con punte severe sia nel breve che nel medio-lungo periodo. Il bilancio idroclimatico regionale, del resto, risulta negativo su tutta la pianura e la fascia collinare, complice un'evapotraspirazione potenziale che a luglio ha superato i 150 mm medi in pianura.

Il quadro complessivo restituito da ARPAV descrive un'estate 2026 che, dopo l'ondata eccezionale di fine giugno, non ha concesso lunghe tregue al territorio veneto. Il progressivo rialzo termico degli ultimi giorni di luglio, con l'avvio della terza intensa ondata di calore stagionale, lascia presagire un mese di agosto ugualmente impegnativo dal punto di vista climatico e sanitario, in una regione dove il trend di riscaldamento degli ultimi trent'anni — quantificato da ARPAV in +0,85°C per decennio per le temperature medie di luglio — continua a manifestarsi con crescente evidenza.


Fieracavalli amplia il progetto con il carcere di Montorio (Verona): al via “terreni fertili” con i primi tirocini

Dopo dieci anni di attività, si rinnova la collaborazione tra Fieracavalli, ASD Horse Valley e la Casa Circondariale di Verona con il progetto “Fieracavalli - Terreni Fertili” che introduce, rispetto al precedente, cinque tirocini destinati ai detenuti diplomati e l’ampliamento dell’offerta formativa attraverso nuovi percorsi dedicati all'accoglienza, alla ristorazione e ai servizi di hospitality.

Nato dalla convinzione che la relazione tra uomo e cavallo possa diventare un’occasione di crescita personale e professionale, la collaborazione con il carcere di Montorio ha coinvolto - dal 2016 a oggi - 184 detenuti, portando al conseguimento di 58 diplomi di tecnico di scuderia attraverso un percorso formativo realizzato con il contributo di veterinari, maniscalchi e istruttori specializzati, che negli anni hanno portato la loro esperienza all’interno della Casa Circondariale.

Il nuovo protocollo d’intesa, attivo fino al 2028, apre una nuova fase, introducendo tirocini pratici di tre mesi pensati per favorire una maggiore autonomia e nuove opportunità di reinserimento sociale e lavorativo. Nel periodo di validità del protocollo, cinque detenuti ogni anno che avranno completato il corso di tecnico di scuderia e che saranno autorizzati a operare all’esterno della Casa Circondariale di Verona grazie ai permessi previsti dall’articolo 21 svolgeranno un tirocinio a Corte Molon, affiancando lo staff nelle attività quotidiane del centro ippico e applicando sul campo le competenze acquisite.

«Il reinserimento sociale passa necessariamente attraverso opportunità concrete di formazione e lavoro. In questi anni il progetto ha dimostrato che costruire competenze significa creare reali possibilità per il futuro. Il fatto che alcuni dei detenuti diplomati lavorino oggi in diversi maneggi è la dimostrazione più concreta del valore di questo percorso», dichiara Mariagrazia Bregoli, direttrice della Casa Circondariale di Verona.

«I tirocini rappresentano un passaggio importante perché permettono ai diplomati di applicare concretamente quanto appreso durante il corso e di confrontarsi con le attività quotidiane di un centro ippico. A Corte Molon saranno coinvolti nella gestione ordinaria del maneggio, lavorando al fianco dello staff e mettendo alla prova le competenze acquisite. Per noi è un modo per dare seguito a un progetto nato dieci anni fa e accompagnare i diplomati verso una concreta esperienza lavorativa», dichiara Linda Fabrello, presidente di Horse Valley ASD – Corte Molon.

Con il nuovo protocollo, “Fieracavalli - Terreni Fertili” si conferma il proprio impegno nell’offrire alle persone detenute un’opportunità concreta di crescita e reinserimento, attraverso un progetto in cui la relazione con il cavallo diventa uno strumento per sviluppare competenze, autonomia e nuove prospettive professionali.

Fonte: servizio stampa Verona Fiere

“Spese per la gestione del verde pubblico, non costi ma investimento”: l’intervento del consigliere Argav Alessandro Bedin, presidente dell’Associazione Pubblici Giardini

Alessandro Bedin, consigliere Argav, in qualità di presidente dell'Associazione Pubblici Giardini, ha inviato una nota al Corriere del Veneto in risposta ad alcuni articoli pubblicati dal quotidiano sul problema delle isole di calore nelle città, nota che proponiamo anche ai lettori di Argav.


I due articoli proposti sul Corriere del Veneto sabato 1° agosto 2026, a firma di Silvia Madiotto e Stefano Bensa contengono contenuti condivisibili e non, e vorrei cercare in poche righe (con tutta la difficoltà del caso), di aggiungere qualche contenuto tecnico.

Dopo un inizio giusto dell'articolo di Silvia ”la spinta verde per raffreddare le città” mi ha fatto sobbalzare il solito adagio: “Il nodo dei costi”; perché, convinzione, luogo comune o pregiudizio di gran parte della popolazione è che la gestione del verde pubblico portino solamente a problemi e costi.

E’ vero, la Natura ci crea anche qualche problema, ma non sono nulla rispetto i grandi benefici che riceviamo. E' vero, per avere quantità importanti di verde pubblico e ben gestirlo servono tante risorse e di più di quelle dichiarate per la città di Verona (non affronto la questione per non allungare troppo l’intervento). Ma dobbiamo ragionare non solamente considerando i costi (che sono tanti e in aumento, se vogliamo avere più benessere sanitario), ma anche i benefici, cioè fare una analisi costi benefici (ACB), come indicato giustamente nell'articolo da Silvia Madiotto citando il consigliere delegato di Venezia Massimiliano De Martin.

Dovremmo farci anche qualche altra domanda come, per esempio, quanti sono i morti per eventi meteo estremi? I morti per colpi di calore in Italia nel 2025 sono stati 4957; quanto vale una vita umana? E quanto ammontano i costi dovuti a mareggiate, tornadi, allagamenti? (sono stati stimati in 43 miliardi, sempre riferiti al 2025).

Anziché parlare sempre di costi dovremmo declinarli in INVESTIMENTI perché studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che ogni euro speso per la pianificazione, progettazione e gestione del verde pubblico comporta un ritorno ben maggiore. Investire nel verde pubblico non significa solamente garantire una maggiore infiltrazione delle acque (e quindi in minori problemi di alluvioni, esondazioni, ma anche garanzia di acqua in falda), trattenimento di inquinanti (come PM2,5 e PM10), mitigazione microclimatica, quindi meno morti per problemi cardiovascolari e colpi di calore, ma anche una maggiore attrattività turistica; banalmente anche più ossigeno (che non è scontato né banale).

Il "problema" è che la Natura ha tempi lunghi, che non sono i tempi dell'uomo moderno che vorrebbe tutto e subito. Se attuiamo interventi importanti e corretti oggi (Parchi, giardini, boschi, viali alberati, tetti verdi, pareti verdi, ecc....), avremo risultati tra i 10 e i 50 anni, perché un albero, è bene ricordarlo, per esprimere i massimi benefici ecosistemici che può produrre deve raggiungere l'età adulta che varia, in media, a 20, 30, 40 o 50 anni. Se invece vengono attuati interventi non pianificando, mal progettando la gestione sarà un disastro dopo pochi anni e con costi smisurati.

Altro aspetto da sfatare: gli alberi non devono essere potati. Se piantati nel posto giusto per ambiente e sviluppo (cioè ben progettando), hanno bisogno di un po' di aiuto nell'attecchimento eventualmente qualche potatura di rimonda periodica per togliere rami secchi, ma più le chiome sono intonse da insensate e scriteriate potature che li minano nella loro stabilità, più sono in grado di offrirci i grandi benefici ecosistemici di cui possiamo godere grazie a biomasse importanti (sono molto più efficienti alberi adulti con ampie e ben sviluppate chiome).

Un sacerdote padovano dell'800 (nel “Catechismo Agricolo ad uso dei Contadini” 1869), sollecitava i contadini veneti a non lesinare nell'acquisto di letame pensando di risparmiare, ma di spendere le giuste risorse perché concimando bene i campi avrebbero in seguito ottenuto maggiori raccolti. Anticipava ai posteri il concetto di investimento che ha bisogno di spese iniziali (che non sono, banalmente, solo costi).

Nel 2026 non abbiamo ancora imparato la lezione: “chi più spende, manco spende”, e questo concetto vale particolarmente per quanto riguarda la corretta pianificazione, progettazione e gestione del verde pubblico che tende ad essere ancora frenata “dall'incubo del costi” e dai problemi percepiti.